10 cose da vedere Veneto

10 cose da non perdere a Padova la città del Santo, dello Spritz e di Giotto

Padova è una delle città più straordinarie d’Italia in grado di soddisfare ogni nostro bisogno. Arte, cultura e divertimento vi aspettano ad ogni angolo.

Dai Giardini dell’Arena che nascondono la celeberrima Cappella degli Scrovegni di Giotto, il più importante ciclo pittorico del mondo, e i Musei Civici Eremitani che ospitano il museo archeologico e una splendida collezione di pittori soprattutto veneti (Tiepolo, Tintoretto, Veronese).

Le moltitudine di piazze cittadine, tra cui Piazza delle Erbe, della Frutta, dei Signori e del Capitanio, rifocillano lo sguardo, il palato e la socialità. Qui protagonista è lo Spritz .

Padova è ricchissima di architettura cristiana di cui sicuramente la Basilica di Sant’Antonio ne è l’emblema, il Santo come lo chiamano i padovani.

Parchi e giardini dove rilassarsi sono onnipresenti ma sicuramente la zona più suggestiva rimane Prato della Valle con i suoi canali e le statue a far da contorno.

Sono sicura che Padova vi conquisterà.

Ecco le 10 cose da vedere assolutamente durante un week end a Padova.

1 LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

“Colui che rimutò l’arte del dipingere di greco in latino” così Cennino Cennini definiva il grande Giotto.

Sicuramente il più grande pittore del ‘300, osannato dai contemporanei compreso Dante che gli dedica un passo del Purgatorio:
“Credette Cimabue nella pintura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che fama di colui è scura”
In realtà abbiamo ancora scarse e contraddittorie notizie autobiografiche di lui.

Sappiamo però per certo che nel 1303 dopo un soggiorno a Rimini, Giotto si trova a Padova per affrescare l’oratorio fondato da Enrico Scrovegni, il più ricco cittadino di Padova, come ex voto, in espiazione dei peccati connessi all’amministrazione delle ricchezze, il padre infatti compare nell’Inferno di Dante nel girone degli usurai.

Gli affreschi sono stati completati in soli due anni e sono suddivisi sulle pareti laterali in quattro fasce rappresentanti le storie della Vergine in alto, le storie di Cristo nelle fasce intermedie e i Vizi e le Virtù in quelle inferiori.

Manca l’avarizia sostituita dall’invidia questo perché in realtà non rappresentano le allegorie a noi note ma quelle indicate da Prudenzio, in voga nel Medioevo.
La volta a botte che copre l’unica navata è costellato da circa 400 scintillanti stelle che spiccano nel famoso fondo blu di Giotto ( no Lapislazzuli ma Azzurrite).

Sulla controparete il Giudizio Universale in cui troviamo Enrico Scrovegni che offre in dono un modello dell’edificio.

Nuova prospettiva, uso dei colori, del chiaroscuro e soprattutto caratterizzazione dei personaggi sono le innovazioni portate da Giotto già negli affreschi della basilica di Assisi nel 1290 che qui sono particolarmente evidenti.

!!! PRENOTARE LA VISITA ALLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI ALMENO CON UN GIORNO DI ANTICIPO altrimenti non potrete visitarla!!!

Potrete farlo nel sito ufficiale (se funzionante) o allo IAT di Padova scegliendo il giorno e l’ora. Mi raccomando almeno un giorno prima, non è possibile farlo per il giorno stesso.

2 IL CAFFE’ PEDROCCHI

Conosciuto anche come il Caffè “senza porte”, poiché rimase aperto giorno e notte dall’inaugurazione nel 1831 fino al 1916, il Caffè Pedrocchi è la concretizzazione dell’idea di Antonio Pedrocchi di creare nella sua città un punto d’incontro per tutti, nobili e borghesi come nella grande tradizione dei caffè intellettuali che andava espandendosi nell’800.

A realizzarlo fu Giuseppe Jappelli, famoso architetto ed ingegnere di idee illuministe e profondo conoscitore del gusto asburgico che lo inaugurò nel 1831.

È costituito da tre sale principali a piano terra: la Sala Bianca, la Sala Rossa e la Sala Verde, così chiamate dal colore delle tappezzerie realizzate dopo l’Unità d’Italia.

La Sala Rossa è quella centrale, divisa in tre spazi, è la più grande e vede attualmente ripristinato il bancone scanalato di marmo così come progettato da Jappelli.

La Sala Verde era per tradizione destinata a chi voleva accomodarsi e leggere i quotidiani senza obbligo di consumare. È stata ritrovo preferito degli studenti squattrinati e a Padova si fa risalire a questa consuetudine il modo di dire “essere al verde”.

La Sala Bianca conserva in una parete il foro di un proiettile sparato nel 1848 dai soldati austro-ungarici contro gli studenti in rivolta. Inoltre, è nota come ambientazione scelta da Stendhal per il suo romanzo “La certosa di Parma”.

Nel 1839 venne realizzato il corpo aggiunto in stile neogotico denominato “Pedrocchino” e nel 1842 si inaugurarono le sale del piano superiore, il piano nobile.

Cosa gustare al caffè Pedrocchi!?

Ma l’eccellente caffè alla menta tipico del Pedrocchi, una vera delizia per il palato ed il celeberrimo zabaione tanto amato da Stendhal!!

3 PALAZZO DELLA RAGIONE

Su Piazza delle Erbe si affaccia il palazzo simbolo di Padova:  Palazzo della Ragione.

Viene chiamato anche “Il salone” poiché una volta varcata la soglia d’ingresso vi ritroverete in un unico ambiente lungo 80 metri e largo 27, completamente affrescato. Purtroppo un incendio nel 1420 distrusse gli affreschi precedenti opera di Giotto.

Il ciclo pittorico all’interno è uno dei più grandi al mondo: si susseguono motivi zodiacali, astrologici, religiosi, animali, che simboleggiano le attività della città, nei diversi periodi dell’anno e l’intervento dei giudici del palazzo per dirimere le questioni.

 Nel Salone è conservata la curiosissimaPietra del Vituperio“, un blocco di porfido nero di su cui i debitori insolventi erano obbligati a spogliarsi e battere per tre volte le natiche recitando la formula “Cedo Bonis” prima di essere costretti a lasciare la città.

4 LA BASILICA DI SANT’ANTONIO

Meta di un pellegrinaggio senza sosta poiché ospita le reliquie del “Santo” così viene chiamato dai padovani.

La Basilica merita una visita per la presenza di molti capolavori dell’arte italiana e la maestosità architettonica che trae ispirazione dalla Basilica di S. Marco in Venezia, con chiari riferimenti allo stile romanico nella parte esterna e gotico all’interno.

Lo sfarzo degli affreschi interni e della decorazione è da togliere il fiato.

Da non perdere il monumento equestre al Gattamelata di Donatello, nella piazza antistante la basilica, autentica rivoluzione nella storia dell’arte in quanto riporta in auge la tradizione del monumento equestre perduta durante tutto il medioevo.

5 PRATO DELLA VALLE

Prato della Valle è una delle piazze più grandi d’Europa.

Da palude malsana questo luogo divenne grazie ad Andrea Memmo, provveditore della Serenissima, luogo di mercati, spettacoli, incontri e di passeggio.

Le 78 statue che circondano l’Isola Memmia posta al centro di questa serie di canali, celebrano personaggi illustri nati o vissuti a Padova, tra cui Torquato Tasso e Galileo Galilei.

A pochi passi da non perdere la basilica di s. Giustina, martire sotto Massimiano.

Sicuramente uno degli angoli più suggestivi di Padova.

6 MUSEI CIVICI

A pochi metri dalla Cappella degli Scrovegni, ci sono i Musei Civici che comprendono il Museo Archeologico e il Museo d’Arte Medievale e Moderna.

L’ Archeologico raccoglie reperti di epoca paleoveneta, pre-romana e romana e una sezione egizia con i ritrovamenti dello straordinario esploratore padovano Giovan Battista Belzoni che sembra aver ispirato George Lucas per il personaggio di Indiana Jones.

Il Museo d’Arte Medievale e Moderna raccoglie opere dei grandi maestri della pittura italiana nel periodo dal 1300 al 1800 soprattutto veneziani quali il Tintoretto, il Veronese, Tiepolo, Bellini ma anche Canova. Il pezzo forte della collezione è il Crocifisso di Giotto, che prima si trovava sull’altare della Cappella degli Scrovegni.

7 PALAZZO DEL BO

Succede raramente di visitare una città e cercare qualcosa da vedere nell’Università locale. Quella di Padova, però, fa eccezione. Dal 1222 nelle aule di Palazzo del Bo (prende il nome da un’antica locanda di un macellaio) sono passati Leon Battista Alberti, Galileo Galilei, Niccolò Copernico e molte altre personalità che ne hanno fatto un’istituzione mondiale in molti campi della ricerca scientifica.

Sono due i lasciti principali di 800 anni di cultura: il Teatro Anatomico e la Cattedra di Galileo Galilei. Il primo è uno straordinario teatro in legno di noce che permetteva agli studenti di assistere, dall’alto, alle autopsie sui corpi. Un’iscrizione all’ingresso del teatro recita “è questo il luogo dove la morte gode nel soccorrere la vita“. Nella Sala dei Quaranta, chiamata così denominata per i quaranta ritratti di studenti stranieri, c’è la cattedra di legno da cui Galileo insegnò matematica e fisica dal 1592 al 1610.

8 LE PIAZZE

Ma quante infinite bellezze nasconde Padova?? Io ne sono rimasta totalmente catturata!!
Siamo partiti dai Giardini dell’Arena con gli splendidi Musei Eremitani e la Cappella degli Scrovegni per poi raggiungere il cuore del centro storico visitando Palazzo Bo, sede dell’Università e l’illuminista Caffè Pedrocchi.

Un susseguirsi di quattro piazze (Frutta, Erbe, Signori e Capitanio) rappresentano il fulcro della città odierna ma anche e soprattutto nel periodo medievale.

Piazza dei Signori è perfetta per uno Spritz break con vista sulla magnifica Torre dell’orologio.

9 IL DUOMO E IL BATTISTERO

Il Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta, fu costruito a partire dal 1522 su progetto di Michelangelo Buonarroti.

Da non perdere è il Battistero adiacente al Duomo con un ciclo di affreschi considerato il capolavoro di Giusto de’ Menabuoi. Appena si alza lo sguardo verso la cupola ci si sente osservati da centinaia di occhi di angeli e santi e lo sguardo severo del Cristo Pantocratore al centro della scena.

10 L’ORTO BOTANICO

Una tappa che non avevo considerato ma che ho davvero apprezzato, sicuramente avrei preferito avere una guida che mi raccontasse ogni curiosità sul luogo ( disponibile con soli 5€ in più).

Fondato nel 1545, è il più antico orto botanico al mondo ancora nella sua collocazione originaria.

Detto anche “giardino dei semplici”, poiché destinato inizialmente alla sola coltivazione delle piante officinali (chiamate nel Medioevo “i semplici”) usate per produrre i medicamenti.

Il suo disegno originale è costituito da una circonferenza centrale, che simboleggia il mondo, circondato da un anello d’acqua. Nella circonferenza è iscritto un quadrato, suddiviso in quattro unità da sentieri ortogonali, orientati secondo le principali direttrici cardinali. Questa forma è una raffigurazione dell’universo adottata fin dai tempi antichi, poi ripresa in età moderna dagli architetti del Quattro e Cinquecento, e ricorda lo schema della città ideale del Rinascimento.

Molto interessante il giardino della biodiversità, un sistema di serre in cui sono stati ricreati gli habitat ideali di circa 1300 specie provenienti da ogni fascia climatica.

Per le info andate nel sito ufficiale.

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